l’errore

Se ne parlava qualche giorno fa in una interessante puntata di “Tornando a casa” in onda su Radio1.
Ho solo da aggiungere un paio di considerazioni personali, chi non fa non sbaglia mai, anche se in verità sbaglia due volte, e dagli errori si impara molto.

Solo chi non agisce non sbaglia. Di contro, chi lavora, chi studia, chi opera nei diversi settori del sapere, chi è impegnato in un progetto o in una iniziativa personale o collettiva è inevitabilmente portato a commettere errori. L’errore – lo sbagliare strada – è strettamente connesso all’azione e al pensiero. E può verificarsi anche in natura, nella evoluzione biologica, nel percorso genetico degli esseri viventi. Errore non è quindi solo un termine negativo. E’ anche un valore positivo, strettamente legato all’esperienza. Purché se ne abbia coscienza, purché lo si ammetta. Allora errore diventa sinonimo di “miglioramento”; uno stimolo a tentare nuove strade per raggiungere un obiettivo. Attraverso gli errori si arricchisce un’idea, si sviluppa un percorso storico o scientifico, cresce e si consolida una civiltà. Anche se, ovviamente, ci sono errori che creano vere e proprie “battute di arresto” più o meno irrimediabili. O che hanno riflessi decisamente drammatici su noi stessi e sugli altri

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