Radici e quello che ci viene sopra

Franco Cardini, come spesso accade, ci regala una bella riflessione.

Ci si può interessare alle radici in sei casi. Primo, se ci si occupa di botanica, o di giardinaggio, o semplicemente di coltivare l’orticello di casa (chi ha la fortuna di possederne uno). Secondo, se ci si occupa di filologia, di fonetica, di linguistica, di lessicologia e scienze affini: in quel caso la “radice” è una cosa precisa. Terzo, se si è odontoiatri: e anche lì si va sul sicuro. Quarto, se si ha dimestichezza con la teologia morale: nel qual caso si è rinviati, in termini analogico-simbolici, alla botanica ( per esempio, radix omnium malorum est superbia). Quinto, se si è cultori di algebra: e anche qui vale il commento relativo al secondo e al terzo caso. Sesto, se i nostri interessi sono storici, sociologici, antropologici, demopsicologici, politologici: in quel caso il termine “radice”, di solito associato o più spesso contrapposto a quello “origini”, acquista una polisemanticità, una flessibilità, una complessità tali da indurre chiunque a servirsene il meno possibile. Continua…

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